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Perché oggi i near miss contano molto più di prima

I near miss rivelano rischi nascosti: segnalarli e gestirli previene incidenti e migliora la sicurezza aziendale
Tempo di lettura: 4 minuti

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Il problema non è l’infortunio. È non aver visto i segnali prima

Per anni nelle aziende il near miss è stato considerato poco più di un “quasi incidente”: qualcosa da annotare, quando andava bene, ma raramente da gestire davvero.

Oggi non è più così.

Un oggetto che cade senza colpire nessuno, una procedura saltata senza conseguenze, un errore corretto all’ultimo momento: episodi come questi non sono eventi trascurabili. Sono segnali.

E la differenza tra un’azienda che previene e un’azienda che rincorre i problemi spesso sta tutta qui: nella capacità di vedere quei segnali prima che si trasformino in un infortunio.

Ma cosa si intende con “near miss“?

Con il termine near miss si indica un evento che avrebbe potuto causare un infortunio o un danno, ma che non ha prodotto conseguenze solo per circostanze favorevoli o casuali.

Nella sicurezza sul lavoro viene definito anche “mancato infortunio” o “quasi incidente” ed è considerato uno degli strumenti più utili per individuare i rischi prima che producano effetti reali.

Il near miss non riguarda solo la sicurezza

Il punto non è soltanto evitare incidenti.

Un near miss racconta molto di più:

  • come lavorano le persone;
  • dove le procedure si inceppano;
  • quali comportamenti vengono tollerati;
  • quali criticità si stanno ripetendo nel tempo;
  • quali rischi stanno diventando “normali”.

Per questo oggi le aziende più strutturate non trattano i near miss come eventi isolati, ma come informazioni operative.

Ogni segnalazione diventa un dato utile per capire dove intervenire prima che il problema cresca.

Non a caso il near miss viene sempre più spesso definito un “evento sentinella”: qualcosa che segnala la presenza di un rischio reale, anche se il danno non si è ancora verificato.

Perché molti near miss vengono ancora ignorati

Nella pratica, molti near miss continuano a non essere segnalati.

A volte perché si pensa che “non sia successo nulla”.Altre volte perché manca tempo.Oppure perché il processo è complicato, lento o percepito come burocratico.

Ci sono poi aspetti culturali che pesano molto:

  • il timore di essere associati a un errore;
  • l’idea che segnalare significhi creare problemi;
  • l’abitudine a gestire certe anomalie “in modo informale”.

Il risultato è che molte informazioni importanti restano fuori dal sistema.

E spesso proprio gli episodi considerati minori sono quelli che permettono di capire dove si stanno creando le criticità più serie.

La sicurezza non può dipendere dalla fortuna

Molti incidenti gravi sono preceduti da piccoli episodi rimasti senza seguito.

Un lavoratore che scivola senza cadere.Un carico che si sposta in modo anomalo.Un macchinario che si blocca più volte.Una protezione rimossa “solo per velocizzare”.

Quando questi segnali non vengono raccolti e analizzati, il rischio non sparisce. Rimane.

La differenza è che prima o poi può produrre conseguenze reali.

Per questo la gestione dei near miss non riguarda solo la registrazione dell’evento, ma soprattutto la capacità di capire:

  • perché è successo;
  • quali condizioni lo hanno reso possibile;
  • cosa fare per evitare che si ripeta.

Il ruolo dei lavoratori e dei preposti

La gestione dei near miss funziona solo se le persone partecipano davvero.

Chi lavora ogni giorno in reparto, in cantiere o sugli impianti vede problemi che difficilmente emergono nei documenti o nelle procedure.

Un DPI utilizzato male.Una prassi diversa da quella prevista.Un comportamento rischioso diventato abituale.Una manutenzione rimandata troppe volte.

Sono situazioni che spesso vengono notate molto prima che producano conseguenze.

Anche il ruolo del preposto diventa centrale. Non solo per vigilare, ma per intercettare comportamenti a rischio, correggere deviazioni operative e impedire che anomalie ripetute vengano considerate normali.

Quando la segnalazione dei near miss entra davvero nella routine aziendale, la sicurezza smette di essere solo una regola da rispettare e diventa parte del lavoro quotidiano.

Gestione e tracciabilità dei near miss: cosa sta cambiando

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso la capacità delle aziende di dimostrare come gestiscono la prevenzione.

Non basta più intervenire dopo un incidente.

Conta anche:

  • se il rischio era stato segnalato;
  • se l’azienda aveva strumenti per raccogliere le anomalie;
  • se le segnalazioni venivano analizzate;
  • se erano state avviate azioni correttive;
  • se la valutazione dei rischi veniva aggiornata.

Il tema è diventato ancora più centrale con il DL 159/2025, convertito nella Legge 198/2025, che ha introdotto specifiche disposizioni sulla gestione dei near miss nelle aziende con più di 15 dipendenti. La norma prevede inoltre l’elaborazione di future linee guida da parte del Ministero del Lavoro e di INAIL per supportare le organizzazioni nell’identificazione, raccolta, analisi e monitoraggio dei mancati infortuni.

L’obiettivo è chiaro: passare da una gestione reattiva — intervenire dopo l’infortunio — a una prevenzione più continua e documentabile.

Il problema vero: molte segnalazioni non arrivano mai

Nella pratica, il limite principale è spesso molto semplice: segnalare è complicato.

Moduli cartacei, file Excel, procedure lunghe o poco chiare fanno sì che molti eventi non vengano registrati.

E ciò che non viene registrato non può essere gestito.

Per questo molte aziende stanno adottando software HSE progettati per semplificare la raccolta delle segnalazioni, tracciare gli eventi e gestire in modo strutturato le azioni correttive.

I sistemi digitali più efficaci permettono di:

  • inviare segnalazioni da smartphone;
  • allegare foto;
  • utilizzare QR code;
  • attivare workflow automatici;
  • tracciare verifiche e azioni correttive;
  • monitorare dati e ricorrenze.

La semplificazione operativa è fondamentale: se segnalare richiede troppo tempo, il sistema smette di funzionare.

Near miss e responsabilità organizzativa

La gestione dei near miss ha anche un impatto diretto sulla responsabilità aziendale.

Quando emerge un infortunio, una delle domande principali riguarda sempre la prevedibilità dell’evento:c’erano già stati segnali?L’organizzazione ne era a conoscenza?Erano state adottate misure correttive?

La mancata analisi dei near miss può diventare un elemento critico, soprattutto quando evidenzia anomalie ripetute o situazioni di rischio già emerse in precedenza.

Per questo oggi la tracciabilità non è solo un tema operativo, ma anche uno strumento di tutela organizzativa.

I near miss aiutano a vedere i problemi quando sono ancora piccoli.

Ed è proprio questo il loro valore.

Aspettare l’infortunio per intervenire significa spesso arrivare troppo tardi: il rischio era già presente, semplicemente non era stato raccolto, analizzato o gestito.

Per questo oggi la capacità di segnalare, tracciare e gestire i near miss sta diventando un elemento sempre più importante nella qualità organizzativa delle aziende.

Non solo per rispettare obblighi e procedure, ma per costruire ambienti di lavoro più controllati, più consapevoli e più sicuri.

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