Che cos’è la Relazione Paesaggistica
La Relazione Paesaggistica è il documento tecnico che accompagna gli interventi edilizi da realizzare in aree sottoposte a tutela paesaggistica e costituisce uno degli elaborati fondamentali ai fini del rilascio dell’autorizzazione prevista dall’art. 146 del D.Lgs. 42/2004, il Codice dei beni culturali e del paesaggio.
La sua funzione non consiste nella semplice individuazione del vincolo presente sull’area interessata dall’intervento, ma nella ricostruzione completa del contesto paesaggistico in cui l’opera si inserisce. Attraverso un’analisi tecnica, descrittiva e documentale, il professionista deve consentire all’amministrazione competente di valutare se il progetto sia compatibile con i valori paesaggistici tutelati oppure se siano necessarie prescrizioni, modifiche o misure di mitigazione.
La disciplina nazionale fa riferimento principalmente a:
- D.Lgs. 42/2004;
- D.P.C.M. 12 dicembre 2005;
- D.P.R. 31/2017.
Quest’ultimo individua gli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica e quelli soggetti al procedimento semplificato. A tali disposizioni si affiancano le eventuali normative regionali egli strumenti di pianificazione paesaggistica territoriali.
Quando è necessaria la relazione paesaggistica
La relazione paesaggistica è richiesta ogni volta che un intervento ricade in un’area tutelata ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio e necessita dell’autorizzazione paesaggistica.
L’obbligo riguarda opere di nuova costruzione, ampliamenti, ristrutturazioni, infrastrutture, impianti tecnologici e, più in generale, tutti gli interventi che possono modificare l’aspetto esteriore del territorio vincolato.
Le tipologie di Relazione Paesaggistica sono due:
- Relazione Paesaggistica ordinaria: accompagna gli interventi soggetti alla procedura prevista dall’art. 146 del D.Lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) e richiede un’analisi approfondita delle caratteristiche paesaggistiche dell’area;
- Relazione Paesaggistica semplificata: riguarda esclusivamente gli interventi individuati dall’Allegato B del D.P.R. 31/2017, caratterizzati da un impatto limitato sul paesaggio e da un iter autorizzativo più rapido.
La documentazione da predisporre varia in funzione di tale tipologia.
Relazione Paesaggistica: quali contenuti deve avere
Una Relazione Paesaggistica efficace deve fornire un quadro conoscitivo completo, mettendo in relazione il progetto con il territorio circostante. Elementi fondamentali sono:
- l’inquadramento territoriale e urbanistico
- l’individuazione dei vincoli paesaggistici presenti
- la descrizione dello stato dei luoghi
- l’analisi del contesto paesaggistico
- la documentazione fotografica
- gli elaborati grafici e cartografici
- le simulazioni dell’intervento
- la valutazione della compatibilità paesaggistica
- l’eventuale proposta di opere di mitigazione e inserimento ambientale.
L’obiettivo è porre l’autorità competente nelle condizioni di comprendere non solo cosa verrà realizzato, ma soprattutto quale sarà l’effetto dell’opera sul paesaggio nel suo complesso.
Stato dei luoghi e contesto paesaggistico
Tra le parti più importanti dell’elaborato vi è la descrizione dello stato dei luoghi, che non può limitarsi al lotto oggetto dell’intervento.
L’analisi deve ricostruire le caratteristiche fisiche e percettive dell’area, considerando la morfologia del territorio, l’assetto vegetazionale, la rete idrografica, il sistema insediativo, la viabilità, le visuali panoramiche e gli elementi che contribuiscono all’identità del paesaggio.
Particolare attenzione deve essere dedicata al contesto nel quale l’opera si inserisce, evidenziando il rapporto tra il progetto e il territorio circostante.
In questa fase assumono rilievo anche i valori storico-culturali, architettonici, archeologici e naturalistici eventualmente presenti, poiché la compatibilità paesaggistica non dipende esclusivamente dall’area direttamente interessata dai lavori, ma anche dalle relazioni visive e percettive che l’intervento instaura con l’ambiente circostante.
La qualità della documentazione fotografica riveste un ruolo determinante. Le immagini devono rappresenta refedelmente il contesto, evitando inquadrature parziali o selettive e comprendendo i principali punti di osservazione pubblici, gli assi visuali e gli elementi territoriali più significativi.
Emergenze paesaggistiche e culturali
Uno degli aspetti più delicati nella redazione della relazione riguarda l’individuazione delle cosiddette emergenze paesaggistiche.
Con questa espressione si indicano tutti gli elementi che contribuiscono a definire l’identità del territorio, tra cui:
- edifici storici
- beni monumentali
- siti archeologici
- manufatti rurali
- emergenze naturalistiche
- alberature monumentali
- percorsi storici
- corsi d’acqua
- visuali panoramiche
- ogni altro elemento riconoscibile del paesaggio.
La loro presenza deve essere analizzata anche quando non ricadono materialmente nell’area interessata dall’intervento, purché possano risultare coinvolti sotto il profilo percettivo o visivo.
Per questo motivo la delimitazione dell’ambito di analisi non può essere stabilita attraverso una distanza prefissata, ma deve essere calibrata sulle caratteristiche dell’opera, sulla morfologia del territorio e sulle relazioni di intervisibilità.
Come redigere una Relazione Paesaggistica
La redazione dell’elaborato richiede un approccio multidisciplinare che combina competenze urbanistiche, paesaggistiche, architettoniche e cartografiche.
Il professionista deve innanzitutto raccogliere tutta la documentazione disponibile, verificando i vincoli esistenti, gli strumenti urbanistici e paesaggistici vigenti e la disciplina applicabile.
Successivamente occorre effettuare un sopralluogo accurato, finalizzato a documentare lo stato reale dei luoghi mediante rilievi, fotografie e analisi delle principali visuali. La valutazione deve poi confrontare il progetto con il contesto esistente, evidenziando eventuali criticità e illustrando le soluzioni adottate per ridurre l’impatto dell’opera.
Un’attenzione particolare deve essere riservata a fotogrammetria, foto-inserimenti e simulazioni tridimensionali, sempre più utilizzati per rappresentare realisticamente il risultato finale e facilitare l’attività istruttoria delle amministrazioni.
Per chi cerca un esempio di relazione paesaggistica, è importante ricordare che non esiste un modello universale valido per ogni intervento. Ogni elaborato deve essere costruito sulle caratteristiche specifiche del sito, sulle peculiarità del progetto e sul tipo di vincolo presente, evitando modelli standardizzati o descrizioni generiche.
L’utilizzo di software dedicati consente oggi di gestire in modo guidato la compilazione della documentazione, organizzare gli elaborati grafici, integrare cartografie e fotografie, predisporre foto inserimenti e produrre elaborati conformi ai requisiti richiesti dalla normativa vigente.
Relazione Paesaggistica incompleta: beni storici vicini all’intervento
Una recente pronuncia del Consiglio di Stato (sentenza n. 4729/2026) ha chiarito in modo significativo quali siano i contenuti minimi che una relazione deve possedere affinché l’amministrazione possa svolgere una valutazione realmente completa.
La vicenda riguardava il progetto di una stazione radio base con un’antenna di notevole altezza prevista all’interno di un’area sottoposta a tutela paesaggistica per la presenza di un corso d’acqua. Nel procedimento autorizzativo era stata depositata la documentazione richiesta, ma un’associazione impegnata nella tutela del patrimonio storico aveva contestato l’elaborato, sostenendo che fosse stato completamente omesso un antico edificio monumentale situato a breve distanza dal sito dell’intervento.
Secondo i ricorrenti, la relazione descriveva il contesto come già fortemente antropizzato, senza però rappresentare uno dei principali elementi identitari dell’area. Anche la documentazione fotografica risultava costruita in modo tale da non mostrare mai contemporaneamente il manufatto storico e la futura antenna, impedendo così una valutazione completa dell’impatto paesaggistico.
Il TAR aveva inizialmente respinto il ricorso ritenendo sufficiente l’analisi limitata all’area direttamente interessata dall’opera. Il Consiglio di Stato ha invece adottato un’interpretazione più ampia del D.P.C.M. 12 dicembre 2005, evidenziando come la relazione debba rappresentare non soltanto il terreno oggetto dei lavori, ma anche il cosiddetto “adeguato intorno”, cioè quell’ambito territoriale che, per caratteristiche morfologiche e rapporti di intervisibilità, risulta concretamente influenzato dall’intervento.
I giudici hanno osservato che un bene culturale non può essere ignorato soltanto perché situato su un diverso mappale o perché non direttamente interessato dai lavori. Se il nuovo manufatto è percepibile insieme al bene storico oppure ne modifica la lettura paesaggistica, tale elemento deve necessariamente essere rappresentato e valutato. L’omissione di queste informazioni determina un’istruttoria incompleta e impedisce all’amministrazione di esprimere un giudizio pienamente consapevole sulla compatibilità dell’intervento.
La pronuncia rafforza quindi un principio di particolare importanza: la qualità della relazione dipende dalla capacità di descrivere l’intero sistema paesaggistico e non soltanto il sito di progetto.
Relazione Paesaggistica e tutela del territorio
La Relazione Paesaggistica rappresenta molto più di un semplice allegato tecnico: costituisce lo strumento attraverso il quale il progettista dimostra la compatibilità dell’intervento con i valori paesaggistici del territorio.
Una documentazione completa permette di ridurre i tempi dell’istruttoria, limitare le richieste di integrazione e fornire agli enti competenti tutti gli elementi necessari per assumere decisioni motivate.
Al contrario, un’analisi superficiale o incompleta può determinare ritardi procedurali, il diniego del permesso di costruire oppure incidere sulla successiva valutazione della legittimità dell’intervento. Nei casi più gravi, l’esecuzione di opere prive della necessaria autorizzazione paesaggistica può integrare un abuso edilizio, con le conseguenze amministrative e penali previste dalla normativa vigente.
Per questo motivo la predisposizione della relazione esige un’attenta analisi del territorio, una rappresentazione oggettiva dello stato dei luoghi e una valutazione approfondita di tutti gli elementi che contribuiscono all’identità del paesaggio, affinché il progetto possa inserirsi nel contesto in modo consapevole e rispettoso dei valori tutelati.







