Perché la prevenzione incendi facciate riguarda l’intero involucro, non solo i materiali
La prevenzione incendi per le facciate è oggi uno dei temi centrali della progettazione dell’involucro edilizio, che sta attraversando una fase di profonda trasformazione tecnica e normativa.
La diffusione di cappotti termici, facciate ventilate, rivestimenti innovativi e impianti installati sull’involucro, legata all’efficienza energetica, ha reso la facciata un elemento determinante per la sicurezza complessiva degli edifici.
In caso d’innesco, una facciata può trasformarsi in un veicolo di rapida propagazione verticale e orizzontale dell’incendio, aggirando la compartimentazione interna e provocando la caduta di frammenti o parti incendiate che minacciano l’esodo degli occupanti e l’operatività dei soccorritori.
Le principali modalità di propagazione sono quattro:
- dall’interno verso la facciata: fiamme e fumi caldi escono da finestre, porte o dai giunti tra solaio e facciata e possono rientrare nei piani superiori;
- dall’esterno verso la facciata: l’innesco parte da veicoli in sosta, depositi di rifiuti, impianti tecnologici, arredi sui balconi o da un edificio vicino e aggredisce il rivestimento;
- all’interno della stratigrafia e delle cavità: isolanti combustibili o intercapedini ventilate estese a più piani possono creare un percorso continuo, con effetto camino, che nasconde fiamme e fumo dentro la facciata;
- per caduta di parti: frammenti di vetro o elementi disgregati o in fiamme che si staccano dalla facciata.
Per questo la corretta progettazione antincendio dell’involucro è fondamentale per garantire la sicurezza dell’intero edificio e dei suoi occupanti.
Le normative per la prevenzione incendi attualmente in vigore
Il riferimento è il D.M. 3 agosto 2015 (Codice di prevenzione incendi) e la Regola Tecnica Verticale V.13 “Chiusure d’ambito degli edifici civili”, introdotta dal D.M. 30 marzo 2022.
La V.13 si applica alle chiusure d’ambito, cioè facciate e coperture, degli edifici civili regolati dal Codice: strutture sanitarie, scolastiche, ricettive, commerciali, uffici e civili abitazioni.
La Regola Tecnica Verticale classifica le chiusure d’ambito in tre classi, SA, SB e SC, in funzione della quota dei piani, dell’affollamento e della presenza di compartimenti con profilo di rischio vita D1 o D2, e a ciascuna associa requisiti differenziati, compresi i gruppi di materiali ammessi ai fini della reazione al fuoco.
Documenti di supporto
Accanto alla RTV V.13, riferimento per le attività progettate con il Codice, alcuni documenti tecnici ne accompagnano l’applicazione o restano utili in contesti specifici:
- lettera circolare VVF n. 5043 del 15 aprile 2013, con la guida tecnica “Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili”: non cogente, ma richiamata dal D.M. 25 gennaio 2019 come utile riferimento progettuale per la civile abitazione;
- lettera circolare VVF n. 11051 del 2 agosto 2022: individua i metodi di prova sperimentali riconosciuti in ambito europeo; i sistemi di facciata che soddisfano i requisiti così valutati costituiscono soluzione alternativa ai sensi del punto V.13.4 della RTV;
- guida tecnica 2026 “Chiusure d’ambito degli edifici civili. La Regola Tecnica Verticale V.13 del Codice di prevenzione incendi”, realizzata da INAIL, Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e Consiglio nazionale degli Ingegneri, che offre un approfondimento applicativo delle prescrizioni.
Questi documenti svolgono funzioni diverse. Nessuno di loro sostituisce la RTV, ma il loro uso combinato aiuta il progettista a motivare e documentare le proprie scelte.
Il coordinamento con l’efficienza energetica
Il D.M. 25 gennaio 2019, che modifica le norme sugli edifici di civile abitazione, prevede l’applicazione delle disposizioni antincendio agli edifici di nuova realizzazione e a quelli esistenti in cui la realizzazione o il rifacimento delle facciate interessi oltre il 50% della loro superficie complessiva.
Il D.M. Requisiti Minimi del 28 ottobre 2025, in vigore dal 3 giugno 2026, stabilisce che per gli edifici di nuova costruzione e per le ristrutturazioni importanti di primo livello, quando l’intervento riguarda le parti opache dell’involucro, si applicano le pertinenti disposizioni di prevenzione incendi.
Le due disposizioni vanno lette insieme: la nuova aggancia la verifica antincendio alle definizioni di ristrutturazione importante del D.Lgs. 192/2005 e ai livelli previsti dal decreto stesso, mentre per la civile abitazione resta il riferimento al D.M. 2019.
Verso una nuova regola tecnica: la bozza dei Vigili del Fuoco
La proposta di “Norme tecniche di prevenzione incendi per le facciate degli edifici ad uso civile”, elaborata dal gruppo di lavoro istituito con decreto del Capo del CNVVF n. 1 del 4 gennaio 2024, è ancora all’esame del Comitato centrale tecnico-scientifico e potrà essere modificata prima dell’adozione.
Fino ad allora il riferimento operativo resta la RTV V.13.
Dalla “chiusura d’ambito” alla facciata come sistema
La novità di maggior rilievo sul piano concettuale è il superamento del termine e della logica di “chiusura d’ambito” a favore del concetto di facciata: l’involucro viene trattato come un sistema complesso, i cui componenti interagiscono tra loro. La bozza distingue quattro tipologie (facciate semplici, facciate semplici combustibili, facciate continue e facciate ventilate) e introduce o affina le definizioni fondamentali:
- facciata (o sistema di facciata): classe di strutture edilizie che compongono le pareti esterne dell’involucro dell’edificio, con funzione principale di separazione tra spazi interni e ambiente esterno, inclusi rivestimenti, finiture, isolanti, membrane e barriere al vapore;
- pareti esterne: strutture a orientamento prevalentemente verticale (inclinazione fino a ±15° dalla verticale) che possono essere esposte al fuoco sia dal lato interno sia da quello esterno;
- pelle esterna (strato di rivestimento): pannelli, lastre o elementi di rivestimento di vario genere, materiale, forma, spessore, colore e finitura, che connotano l’architettura dell’edificio. Può essere posta in opera con elementi di fissaggio a una sottostruttura o supportata direttamente dalla parete perimetrale; sono esempi anche i sistemi di protezione dagli agenti atmosferici e di schermatura solare;
- pelle interna (strato di supporto o tamponamento): elemento, collaborante o meno con le strutture portanti primarie, che separa gli ambienti interni da quelli esterni; sono esempi le murature tradizionali in blocchi, laterizio o calcestruzzo armato e le stratigrafie a secco;
- facciata ventilata: qualunque facciata in cui l’intercapedine tra rivestimento esterno e strato di supporto è progettata perché l’aria possa fluire in modo naturale e/o controllato artificialmente;
- cavità: spazio confinato che racchiude uno strato d’aria all’interno della stratigrafia di una parete;
- ETICS (External Thermal Insulation Composite System), il comune “cappotto”: sistema di isolamento termico applicato all’esterno, costituito da prodotti prefabbricati forniti dal fabbricante come kit (materiale isolante, collanti, eventuali tasselli, rasatura e finitura).
La V.13 definisce già alcuni di questi elementi (pelle, intercapedine, facciata a doppia pelle, curtain walling). La bozza ne amplia e precisa il lessico, ad esempio con pelle esterna e pelle interna, ETICS e cavità, perché ogni requisito successivo si riferisce a un componente preciso della stratigrafia.
Obiettivi invariati, approccio nuovo
Gli obiettivi generali non cambiano rispetto alla V.13: limitare la propagazione di un incendio originato all’interno, limitare quella di un incendio esterno e ridurre il rischio di caduta di parti.
La bozza indica, però, anche una finalità progettuale precisa: per ciascun piano a partire dal secondo, la facciata deve evitare che l’incendio si propaghi ai due piani immediatamente superiori prima dell’intervento delle squadre di soccorso.
Secondo il testo, i tempi di risposta dei soccorsi verrebbero parametrati sulle statistiche ufficiali provinciali dei Vigili del Fuoco.
Conformazione e materiali della facciata devono quindi impedire che l’involucro diventi una via di bypass della compartimentazione, garantendo il mantenimento dell’isolamento antincendio tra i diversi livelli dell’edificio.
Per l’incendio proveniente da un edificio adiacente o limitrofo, già citato dalla V.13 come esempio, la bozza non prevede una disciplina diretta e rimanda a una specifica analisi del rischio.
Una nuova classificazione degli edifici
La bozza abbandona le classi SA, SB e SC a favore di una classificazione matriciale basata sulla combinazione di quattro parametri:
- altezza antincendio (h): HA fino a 12 m; HB oltre 12 e fino a 18 m; HC oltre 18 m;
- destinazione d’uso: EA, edifici residenziali di civile abitazione; EB, strutture sanitarie, scolastiche dell’infanzia o con occupanti dormienti o assistiti; EC, strutture alberghiere, ricettive e dormitori; ED, uffici e attività amministrative o professionali; EE, attività commerciali aperte al pubblico; EF, attività scolastiche (primarie, secondarie, universitarie); EG, attività associative, sportive, ricreative e di pubblico spettacolo;
- affollamento complessivo (n): OA fino a 300 occupanti; OB oltre 300 e fino a 500; OC oltre 500 e fino a 800; OD oltre 800;
- posizione (B): BA se ogni fronte della facciata ricade all’interno dei confini di proprietà, BB negli altri casi.
Per gli edifici con più destinazioni d’uso, la bozza prevede di individuare la funzione principale attraverso un’analisi del rischio; in caso di incertezza, occorrerebbe adottare la destinazione che richiede le prestazioni più onerose (ad esempio EA anziché ED).
Per gli edifici a schiera o contigui, la facciata andrebbe progettata in modo unitario, sommando gli affollamenti. Una valutazione limitata a una singola porzione sarebbe ammessa solo se il professionista antincendio dimostra che l’incendio avrebbe effetti trascurabili sulle unità adiacenti, tenendo conto di sistema d’esodo, compartimentazione interna, fasce di separazione, materiali e protezione delle aperture.
Materiali, elementi di facciata e soluzioni costruttive
Le prescrizioni della bozza riguardano sia ciò di cui la facciata è fatta sia il modo in cui i componenti sono assemblati. Reazione al fuoco, isolanti, rivestimenti, balconi, cavità e giunzioni sono i punti in cui, secondo la proposta, si gioca la sicurezza antincendio della facciata.
Reazione al fuoco
La reazione al fuoco misura quanto un materiale partecipa alla combustione.
Per gli edifici residenziali (EA), sanitari e per l’infanzia (EB) e ricettivi (EC) di classe HC, cioè oltre 18 metri, la bozza prevede che tutti i materiali della stratigrafia della parete esterna siano di classe A2-s1,d0 oppure A1.
Sono escluse alcune componenti espressamente indicate, tra cui serramenti e vetri, porte, dispositivi localizzati di schermatura solare, sigillanti, fissaggi, membrane e barriere al vapore, installazioni elettriche e materiali per il taglio termico necessari all’efficientamento.
Per le altre destinazioni e altezze i requisiti sono graduati in funzione di destinazione, altezza e posizione dell’edificio.
Isolanti e materiali di riempimento
La scelta dell’isolante diventa parte di una verifica che riguarda l’intera stratigrafia, soprattutto negli interventi di riqualificazione con cappotto. La bozza indica, in linea generale, le classi minime seguenti, fatte salve le eccezioni previste per determinate configurazioni:
| Destinazione d’uso | Altezza antincendio | Classe di reazione al fuoco minima per isolanti e materiali di riempimento combustibili |
| EA, EB, EC (residenziale, sanitario/infanzia, ricettivo) | HB, HC | A2-s1,d0 oppure A1 |
| ED, EE, EF, EG (uffici, commerciale, scuole, associativo/sportivo/ricreativo) | HB | C-s2,d2 o migliore |
| ED, EE, EF, EG | HC | A2-s3,d2 o migliore |
Pannelli metallici compositi
Tra le novità più incisive c’è il divieto di impiegare i materiali metallici compositi (MCM, ACM) nello strato di rivestimento esterno di tutti gli edifici civili che ricadono nel campo di applicazione della futura regola, indipendentemente da altezza e destinazione.
Il divieto riguarda una categoria precisa e non i rivestimenti metallici in generale: pannelli o fogli di spessore non superiore a 10 mm, formati da più strati di cui almeno due metallici, con un componente sostanziale di potere calorifico superiore a 35 MJ/kg (determinato secondo EN ISO 1716).
L’intento è escludere l’impiego di pannelli con anime organiche altamente combustibili.
Balconi ed elementi aggettanti
Negli edifici EA, EB ed EC di classe HC i balconi entrano nella strategia di facciata: devono essere realizzati interamente con materiali A1 o A2-s1,d0, oppure essere sormontati da un aggetto continuo (non grigliato né forato) dello stesso tipo di materiale, con resistenza al fuoco almeno REI 30.
Sui balconi si accumulano infatti arredi e materiali combustibili che possono favorire il passaggio delle fiamme al piano superiore.
Cavità, intercapedini e facciate ventilate
Le intercapedini estese a più piani possono diventare un canale di propagazione rapida e, occultando fumo e fiamme, sono particolarmente insidiose. Per questo la bozza prevede barriere per cavità che ne chiudano i bordi e le suddividano.
Le barriere orizzontali sono previste ad ogni piano nei casi disciplinati; la distanza massima tra barriere verticali arriva a 20 metri se le superfici interne alla cavità sono almeno in classe C-s3,d2 e scende a 10 metri con prestazioni inferiori.
Le barriere devono garantire la loro funzione per almeno 30 minuti e il progettista deve considerare larghezza della cavità, spazio libero per la ventilazione, fissaggi e movimenti della facciata dovuti, ad esempio, a vento o sisma.
Per le facciate ventilate ispezionabili e non ispezionabili sono previste soluzioni che combinano compartimentazione dell’intercapedine, resistenza al fuoco delle pelli ed eventuali sistemi automatici di controllo o estinzione.
Resistenza al fuoco, giunti e fasce di separazione
La continuità della compartimentazione tra piani e tra compartimenti adiacenti deve essere garantita anche in facciata.
Per le facciate semplici combustibili e per le facciate continue assumono un ruolo centrale le fasce di separazione in corrispondenza delle compartimentazioni interne: la fascia orizzontale deve avere uno sviluppo verticale complessivo di almeno 1 metro, oppure può essere realizzato in corrispondenza del solaio un aggetto di almeno 60 cm.
Quando la facciata non poggia direttamente sul solaio, il collegamento con le compartimentazioni interne deve garantire almeno EI 30, con requisiti più elevati, fino a EI 60, nei casi individuati dalla bozza.
Fotovoltaico integrato
La bozza disciplina inoltre le facciate con pannelli fotovoltaici integrati (FIPV o BIPV): quando sulla facciata o nelle vicinanze sono installati impianti di produzione o trasformazione di energia, la porzione interessata deve essere circoscritta, nei casi previsti, da fasce di protezione analoghe a quelle di separazione.
È prevista un’eccezione per i sistemi integrati che abbiano superato prove antincendio in larga scala conseguendo le prestazioni richieste.
Per gli impianti fotovoltaici in generale va tenuta presente anche la linea guida DCPREV 14030 del 1° settembre 2025.
Prove in larga scala, alternative progettuali e valutazione del rischio
Stabiliti i requisiti sui singoli componenti, resta da stabilire come si dimostra che l’intera facciata funziona e che cosa fare quando una soluzione non rientra nelle regole. Qui entrano in gioco prove sperimentali, soluzioni alternative e valutazione del rischio, con alcune differenze rispetto alla situazione attuale.
Il sistema di facciata non è la somma dei suoi materiali
La prestazione antincendio di una facciata non corrisponde alla semplice somma delle classificazioni dei singoli prodotti: sottostrutture metalliche, tasselli, giunti, membrane e discontinuità geometriche generano comportamenti termo-meccanici complessi ad alte temperature.
Per questo la bozza prevede, in determinate combinazioni di destinazione, altezza, affollamento, posizione e tipo di facciata, la verifica dell’intero sistema con prove in larga scala.
In attesa di un metodo europeo armonizzato richiama il metodo DCPSTAE CF 1/26 EU e considera tre criteri: la propagazione della fiamma (LS), il distacco di parti (F2) e la presenza di parti in fiamme (nb).
Soluzioni diverse da quelle previste
Cambia anche l’approccio alle soluzioni non conformi: la V.13 rimanda alle soluzioni alternative del capitolo G.2 del Codice, mentre la bozza richiama il procedimento di deroga dell’art.7 del DPR 151/2011.
I casi citati comprendono edifici di particolare rilevanza architettonica, pareti verdi, facciate curve o con inclinazioni superiori a 15° e facciate con strutture e rivestimenti esterni in legno.
Il ruolo del professionista antincendio
La proposta rafforza il ruolo della valutazione del rischio della facciata, che richiede una valutazione integrata di:
- tipologia e stratigrafia della facciata;
- altezza antincendio e destinazione d’uso dell’edificio;
- numero e caratteristiche degli occupanti e sistema di esodo;
- propagazione tra facciata e copertura (e viceversa);
- fattori esterni: veicoli parcheggiati a ridosso delle pareti, depositi di rifiuti, stazioni di ricarica, generatori di calore, uso dei balconi, edifici adiacenti o limitrofi.
La valutazione va aggiornata in caso di modifiche rilevanti: variazione di altezza, destinazione d’uso o affollamento; interventi che aggiungono o modificano l’isolamento o il rivestimento esterno; cambio del tipo di facciata; installazione di schermature solari o impianti tecnologici su porzioni significative dell’involucro, con le necessarie ripercussioni sulla documentazione d’attività e sui certificati di prevenzione incendi.
Dalla progettazione alla realizzazione
Le prestazioni richieste alla facciata dipendono da dettagli che si giocano in cantiere: barriere per cavità, fasce di separazione, giunti con i solai e fissaggi funzionano solo se posati come previsto dal progetto e dalle certificazioni dei sistemi.
Per questo è importante che il sistema realizzato corrisponda a quello progettato e, dove richiesto, a quello sottoposto a prova, e che ogni successiva modifica all’isolamento, al rivestimento o agli impianti in facciata porti all’aggiornamento della valutazione del rischio.
Progettare la facciata significa quindi coordinare fin dall’inizio energia, architettura e prevenzione incendi, con regole che, nel prossimo futuro, potrebbero cambiare in modo significativo.
Dalla norma al progetto: il software CPI win Attività di Edilizia Namirial
La sicurezza antincendio delle facciate non si esaurisce nella scelta di un isolante o di un rivestimento: rientra nel più ampio progetto di prevenzione incendio dell’attività, dove strategie, valutazione del rischio, compartimentazione e resistenza al fuoco devono restare coerenti tra loro e con la documentazione da presentare ai Vigili del Fuoco, dalla SCIA alla richiesta del certificato di prevenzione incendi.
Gestire questi aspetti in un unico ambiente aiuta il professionista a ridurre errori e ridondanze, soprattutto in una fase di evoluzione normativa.
In questo ambito si colloca CPI win Attività di Namirial, software per la progettazione delle attività antincendio soggette e non al controllo dei Vigili del Fuoco, organizzato in moduli. Tra le sue principali caratteristiche:
- codice e RTV: progettazione per le 50 attività dell’art. 2 del D.M. 03/08/2015 e per le RTV emanate, compresa la V.13, con gestione delle strategie antincendio, dei livelli di prestazione e della scelta tra soluzione conforme e alternativa;
- impianti fotovoltaici: l’eventuale presenza di un impianto fotovoltaico è gestita ai sensi della linea guida DCPREV 14030 del 01/09/2025;
- funzionalità scenari: evidenzia le interazioni tra i dati sensibili del compartimento e permette di confrontare le soluzioni da adottare tra l’applicazione della RTV in uso e il D.M. 03/08/2015;
- verifica integrata in tempo reale: segnala anomalie, incongruenze e dati mancanti con un focus normativo; il professionista può comunque forzare i dati, sotto la propria responsabilità;
- rischio, carico d’incendio e resistenza al fuoco: permette di eseguire la valutazione del rischio con diverse metodologie (compreso F.R.A.M.E.), di calcolare il carico d’incendio, di creare il piano di emergenza e di consultare una guida normativa completa e sempre aggiornata;
- documentazione integrata: consente di ottenere in modo automatico e in maniera integrata per tutte le attività di progetto, la relazione, oltre a tutta la documentazione obbligatoria associata, per espletare le pratiche dei Vigili del Fuoco, compreso il passaggio al SUAP.
È possibile accedere a una versione di prova gratuita del software per testarne sul campo tutte le funzionalità.








